Il Pigneto, come tutta la città di Roma, viene segnato, dal dopoguerra agli anni’50 dal boom dell’industria del cinema: diventa set di storici film come Roma Città Aperta di Renzo Rosselllini, Accattone di Pier Paolo Pasolini e gli abitanti che vivono tra la Prenestina e la Casilina hanno a disposizione diverse sale cinematografiche.
La progressiva diminuzione del pubblico, frutto anche dell’avvento della televisione fu la causa di una irreversibile agonia che ha fatto chiudere il cinema Hollywood in via del Pigneto, oggi una palestra, il cinema Due Allori lungo la via Casilina e il Diamante in via Prenestina (entrambi trasformati in sale Bingo), l’Impero in via dell’Acqua Bullicante e il Preneste in via Alberto da Giussano.
Non mancavano nel quartiere un “pidocchietto”, la Sala Vignoli, parrocchiale annesso alla chiesa di San Leone ed una arena scoperta (l’Aurora su via di Torpignattara).
Nella zona dei villini, in via Rapetti c’era il cinema Alfieri, oggi sala di culto. Sopravvive in via Macerata il cinema a “luci rosse” Avorio, un tempo cinema d’essai.
Anche Lucio Battisti negli anni ’60 abitava al Pigneto, a Piazzale Prenestino, forse in via Montecuccoli, la strada di Roma città aperta, in quel “mondo tutto chiuso in una via”, circondata dalla “nostra ferrovia”. E proprio il cinema Aquila potrebbe essere quel “cinema di periferia” di cui parla una delle più belle canzoni italiane: Pensieri e parole.














